Renzo Vaccarezza

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Notizie Storiche:

" Vaccarezza o Vaccareccia antica e onorevole famiglia Genovese molti dei quali trovasi in Genova, Chiavari e Graveglia di Garibaldo, da dove li credo venuti, e prima di Vaccariccia luogo delle Puglia.

 

Nominato da Angelo della Noce rapportato dal Muratori all'anno 1019.


(Carlo Garibaldi Famiglie Liguri Vol. 3)"


 

 

 

" VACCAREZZA " è specifico della zona di Chiavari e Lavagna, Italia, dovrebbe derivare dal toponimo Vaccarezza (GE). Diffuso nel genovese (Lavagna, Chiavari, Cogorno, Sestri Levante, Carasco) e nel savonese (Alassio). Deriva dal toponimo genovese Vaccarezza, frazione del comune di Savignone o anche dal toponimo piacentino Vaccarezza, frazione di Bobbio.

 

ORIGINE DEL NOME "RENZO" :

 Diminutivo di Lorenzo, nome di origine latina il cui significato è "abitante-nativo di Laurento", un' antica città del Lazio.Virgilio, nell'Eneide, lo descrive come un luogo in cui cresceva in abbondanza la sacra pianta del Laurus (alloro).

 

 


 

 

 

 

Località "Vaccarezza" , comune di Savignone, Provincia di Genova (GE) Italia.      

 

 

Da Casella, in pochi minuti, si raggiunge la località savignonese di Vaccarezza, nella quale è situata, al termine della strada, l’antica chiesa di Santa maria Assunta, costruita sul luogo dove un tempo esisteva una ancor più antica cella monastica, e l'oratorio di Sant'Antonio. Appena dietro quest'ultimo si trova una maestosa quercia di oltre quattrocento anni.
Secondo gli studi dello storico Goggi e del Tacchella, la chiesa dovrebbe risalire al 1100, poiché compare già nella bolla di papa Celestino III del 1196. In seguito l'edificio religioso viene ampliato: il lato del vangelo diviene l'attuale facciata mentre l'entrata, che si trova sul lato dell'epistola, era il vecchio ingresso. La costruzione religiosa, a croce latina, termina con l'abside ed una piccola sacrestia, che si apre alla sua sinistra e si lega con il campanile, la cui vecchia campana, di 383 anni, fu rifusa nel 1690. Il campanile è ornato da finte bifore e termina con una guglia circondata da quattro pilastri di puddinga.

Anche l'oratorio ha subito, negli anni, notevoli modifiche. Probabilmente venne spostato nella posizione attuale nel XVIII secolo.
All'interno, la chiesa conserva alcune statue lignee, di cui una datata 1450 raffigurante San Giuseppe e Gesù bambino sul trono, ed un'altra, di poco posteriore, che rappresenta Santa Maria Assunta.

 


 

 

 

Località " Vaccarezza " , Frazioni di Bobbio, Regione Emilia Romagna, Provincia di Piacenza (PC), Italia.

 

Florido centro monastico durante il Medioevo, oggi il borgo è il più importante centro della valle, stazione di villeggiatura connessa al turismo balneare del fiume, nonchè stazione sciistica grazie alla vicinanza con il monte Penice.

La sua storia si identifica con quella dell`Abbazia di S. Colombano, fondata nel 614, che nell`Alto Medioevo divenne una delle principali sedi della cultura religiosa medioevale in Italia, con un famoso scriptorium ed una celebre biblioteca.

Meritano inoltre una visita il Santuario della Madonna dell’ Aiuto, il Museo della città, il Castello Malaspina, il Ponte Gobbo.

Nei dintorni meritano una visita Passo Penice, Villa Malaspina a Vaccarezza, S. Salvatore.

La zona rientra nei percorsi della "Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini" e della "Via Francigena". E` inoltre attraversata dalla ippovia "La via degli abati".

 


 

 

  

        MONTE VACCAREZZA  ( 2203 M ) COMUNE DI

                        COASSOLO TORINESE, ITALIA.

 

E’ una delle mete di villeggiatura estiva preferite dai torinesi. Coassolo è situato in posizione soleggiata alle pendici del Monte Vaccarezza, con le sue numerose e caratteristiche borgate, disseminate in un’estesa conca verdeggiante bagnata dalle acque del Tesso e del Tessuolo, le quali favorirono la realizzazione dei caratteristici mulini dove si macinavano i cereali coltivati nel territorio. Questi mulini erano collegati ai numerosi centri abitati da una fitta rete di sentieri e mulattiere, che ancora oggi costituiscono un terreno di gioco ideale per gli appassionati di escursionismo e mountain bike, sia in estate che in inverno.
Ogni anno in agosto si svolge il Pentathlon del Boscaiolo, un concorso articolato in 5 prove standard al quale partecipano squadre di boscaioli composte di 3 elementi ciascuna. Questa manifestazione, che si colloca a metà tra competizione sportiva e una prova di abilità professionale, unisce la tematica della rivitalizzazione e riqualificazione del lavoro del bosco alla nobilitazione e diffusione della figura del boscaiolo, suggellante il senso profondo della fatica, professionalità e serietà espressa dagli operatori forestali.

 

La Vaccarezza,  ha la vetta caratterizzata da un grosso ometto di pietre, e l'Angiolino sono ben visibili anche dalla pianura. Eccezionale il panorama dagli Appennini alle Alpi Marittime per proseguire con il Monviso, le Cozie e tutte le più note montagne delle Valli di Lanzo, si continua con il gruppo del Gran Paradiso ed, in lontananza, il gruppo del Rosa. Nelle giornate particolarmente limpide appaiono anche a nord-est le montagne lombarde del Bernina e dell'Adamello. Se possibile è consigliabile l'attesa del tramonto: l'immensità del panorama che si tinge prima di rosa e poi di rosso sempre più acceso colpisce l'animo aprendolo a emozioni indimenticabili. Anche sulle pendici di questa montagna si trovano numerosi alpeggi e molti altri se ne vedono sulle montagne vicine, che ricordano gli stenti che i vecchi montanari dovevano sopportare per strappare a questi pascoli, non molto ricchi, il necessario per vivere con le proprie famiglie ed i propri greggi.

 

Accesso:

Giunti a Coassolo superare la chiesa ed un caratteristico arco e poco dopo, ad un bivio, andare a destra; dopo un buon tratto in salita e molte curve si trova una deviazione sulla sinistra con indicazioni per Letisetto, Creus e Canton Betta. Imboccarla seguendo poi la direttrice principale fino a giungere ad un nuovo bivio dove inizia lo sterrato. Proseguire diritto fin a trovare il bivio per Letisetto dove bisogna parcheggiare l'auto.

 

Salita:

  • Località di partenza: Letisetto (975 m) - frazione di Coassolo
  • Tempo di salita: 3h
  • Difficoltà: E (Escursionismo medio)

 

Imboccare la strada sterrata in salita ignorando le indicazioni per Letisetto. Si supera un costone e successivamente numerosi tornanti che consentono di oltrepassare il bosco disseminato di numerose costruzioni ormai abbandonate e raggiungere la zona dei Gerbidi. Continuando lungo lo sterrato principale viene raggiunto il termine della zona boschiva dove il panorama si amplia facendosi più interessante. Dopo un'altra curva si raggiunge il moderno alpeggio della Cialma dove la strada si allarga formando un ampio piazzale. Va imboccata la stradina che prosegue allontanandosi dal piazzale verso nord e che aggira a sinistra un piccolo rilievo erboso. Dopo alcune centinaia di metri la carrareccia termina formando un altro piccolo piazzale. Di lì andare a sinistra imboccando il sentiero che, con marcia ripida ma regolare, risale la dorsale che scende dalla Vaccarezza. Va superato un pilone votivo ed un grosso masso giungendo così nei pressi dell'Alpe dei Merli e poco dopo all'Alpe Vaccarezza Inferiore (circa 1900 m). 

 

Informazioni

Indirizzo: Via Capoluogo, 198 - Coassolo

Informazioni: Tel. 0123 45401 - Fax 0123 45617. ITALIA.

 

 

 

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Emigrazione Ligure

 

Il fenomeno dell'emigrazione in Liguria, e in particolare nella zona di Chiavari, iniziò prima che nelle altre regioni italiane. Molti liguri, individualmente ed anche in gruppi familiari, avevano lasciato la loro terra diretti nel Sud e nel Nord America già nella prima metà dell'Ottocento.

 

 Attraverso i porti liguri era stata avviata una rete di contatti commerciali con i paesi del continente americano, che favorì lo spostamento di uomini e famiglie in quella parte del mondo non appena si venne a sapere delle possibilità di lavoro e di arricchimento offerte soprattutto in Argentina, Uruguay, Brasile e Stati Uniti. I primi ad emigrare furono i contadini e gli artigiani che, arrivati a destinazione, cercarono di ricongiungersi ai  loro familiari. Nel 1850 dal porto di Genova partirono 5.000 liguri. Fra il 1849 e il 1854 circa 5.000 persone all'anno abbandonarono la zona di Chiavari, un emigrante per famiglia. Nella seconda metà del secolo scorso, l'emigrazione ligure continuò a registrare alti tassi di partenze, ma ad essa si affiancarono significativi flussi dalle regioni meridionali e dal Veneto.

 

 L'emigrazione ligure nell'Ottocento e all'inizio del Novecento
Escludendo le zone del ponente, l'emigrazione ligure si è diretta essenzialmente verso le Americhe. Intorno al 1880 su cento italiani immigrati in America più della metà sono liguri. L'emigrazione raggiunse le sue punte massime tra il 1850 ed il 1870, diminuì dopo il 1870 grazie alle fiorenti attività industriali per poi riprendere dopo il 1900.


Il fenomeno migratorio venne regolamentato per la prima volta nel 1888. Prima di questa data veniva gestito essenzialmente dagli armatori e dai mediatori. Registrò  percentuali  basse rispetto a quelle di altre zone italiane quali il Veneto e il Meridione, ma restò costante nel tempo ed ebbe come mete l'America Meridionale e Settentrionale.

 

 

L'EMIGRANTE LIGURE

 

L'emigrante ligure, come emigrante modello: non è l'iconografia di un'epopea, che peraltro in Liguria quasi non esiste per questo fenomeno, ma la realtà. Cominciano quasi subito importanti rimesse, dalle Americhe, non solo ai familiari, ma anche alle collettività. I soldi dell'emigrazione finanziano opere pubbliche: nel Levante, per esempio un ponte sullo Sturla che unisce Prati e Isola di Vignolo a Mezzanego nel 1902, una fontana pubblica a Ognio, nel comune di Neurone, la prosecuzione della carrozzabile nella Val Garibaldo fino alla parrocchia. E poi vengono restaurati, ingranditi, rifondati cimiteri, finanziati asili, fondazioni, scuole, ospedali, palestre, istituti, circoli, case di riposo, ambulatori. Vengono restaurati, abbelliti e arricchiti edifici religiosi e pubblici.

L'arredo urbano delle città è rivelatore della fedeltà alla vecchia e alla nuova patria degli emigranti Liguri: se a Buenos Aires vengono erette le statue di Mazzini, Colombo, Garibaldi e un'antenna monumentale nel porto, a ricordo della visita di Umberto I di Savoia, in Liguria vengono eretti anche monumenti all'eroe, di origine italiana, della guerra d'indipendenza argentina Manuel Belgrano, a Genova nel 1927 e a Lavagna nel 1928 su iniziativa del lavagnese Santiago Pinasco, sindaco di Santa Fe nel 1904 e deputato argentino nel 1906.


Chi erano gli emigranti liguri? Dalla nostra fonte, gli studi e ricerche "L'emigrazione nelle Americhe dalla Provincia di Genova" già citati, apprendiamo dati molto interessanti, ottenuti dallo studio dei registri dei passaporti rilasciati, per gli anni disponibili, da una serie di Comuni, rivieraschi e dell'entroterra: in particolare Chiavari (1863,1864,1866,1870,1878,1888,1889,1892, 1899, 1900, 1907, 1908, 1909, 1910, 1912, 1913) Rapallo (dal 1901 al 1911) Bogliasco (dal 1871 al 1912) Campomorone (dal 1883 al 1908 e dal 1911 al 1914) Coreglia (dal 1981 al 1907) Lorsica (dal 1905 al 1914) Cogorno (dal 1901 al 1907) e Uscio (dal 1910 al 1914).

Il primo atto dell'emigrazione è quasi sempre un viaggio solitario: 85,7% dei passaporti analizzati lo conferma, mentre solo il 4,5% è un trasferimento di famiglie intere. Viaggiano soli sia gli uomini (l'88,5%) che le donne (il 74,6%), ma sono soprattutto gli uomini a partire: sono maschi, infatti, gli intestatari del 78% dei passaporti analizzati, mentre solo il 18,7% appartengono a donne adulte e il 5,2% a minorenni. Si parte giovani, l'età media rilevabile è di 29,23 anni e il 70% dei passaporti è rilasciato a persone tra i 17 e i 41 anni, la maggior parte ha tra i 21 e i 30 anni, con una quota che va dal 33,38% dei passaporti di Bogliasco fino al 53,94% di Campomorone. L'eccezione è Cogorno, con una percentuale molto alta, il 43,92%, di passaporti rilasciati a giovanissimi, tra i 14 e i 20 anni. Nei paesi dell'entroterra i passaporti sono rilasciati quasi tutti a contadini, il 67%, che nelle località della costa scendono al 30,5%, ma la categoria resta comunque la prima, quantitativamente, tra gli emigranti.

Dove vanno i liguri che emigrano tra gli ultimi decenni dell'ottocento e i primi del novecento? In Riviera prevalgono le destinazioni del Sud America, e lo stesso nelle località dell'entroterra più vicine alla costa, di cui risentono l'influsso, ma con maggior propensione a cambiare destinazione nel corso del tempo, mentre aumentava l'attrazione degli Usa. Nell'entroterra prevalgono gli Stati Uniti, mentre le mete sudamericane sono marginali. Gli esempi di Chiavari, Rapallo e Lorsica sono particolarmente significativi: da Chiavari tra gli emigranti verso l'America del Sud il 53,38% sceglie l'Argentina (quasi il 90% a Buenos Aires, il 9,37% a Rosario) e il 9,94% il Perù. Negli Stati Uniti va il 15,13% dei chiavaresi, legati, nei primi anni anche all'emigrazione europea, in Crimea, fondamentale base commerciale ligure del passato, e in Francia. A Rapallo la preferenza degli emigranti era per il Cile (53,70%), seguito dall'Argentina(22,59%) e dagli Usa con il 20,06%). A Lorsica, invece, quasi tutti gli emigranti vedranno la Statua della Libertà: l'88,26 raggiunge gli Stati Uniti, l'8,92% l'Argentina, con piccole quote dirette in Cile e Perù.
Dovunque andassero, i Liguri portavano comunque l'orgoglio della propria terra e una ferma convinzione nel progresso umano.

 

 

                               STORIA

 

Dalle origini al Medioevo.

La storia di Genova, a partire dall'origine pre-romana, ha come protagonisti principali il mare e la città. Il primo insediamento cittadino avviene in un territorio che vede la presenza dell'uomo fin dalle epoche più antiche. Nel I millennio a.C. la presenza dei Liguri, popolazione di origine mediterranea, è testimoniata su un ampio territorio dell'Italia nord-occidentale. La stessa posizione di Genova rispetto al mare ne determina i rapporti commerciali con Fenici e Greci. La conquista romana, soprattutto grazie alle grandi reti viarie, favorisce ulteriormente gli scambi. Il tardo impero e l'Alto Medioevo vedono Genova dominata dai Bizantini, dai Longobardi e dai Franchi; inoltre la città è soggetta alle incursioni navali saracene e normanne.

Dalla Repubblica Marinara all'unità d'Italia.

A partire dal XI secolo Genova si afferma come una delle grandi potenze marinare del Mediterraneo. I mercati genovesi penetrano fino in Cina e stabiliscono rapporti commerciali con le potenze dell'epoca. La Repubblica di Genova estende progressivamente il suo dominio su tutta la Liguria e sulla Corsica e soprattutto si impone - in competizione con le altre Repubbliche Marinare - come uno dei principali porti del mediterraneo occidentale. Dal XIV secolo la massima autorità cittadina è rappresentata dalla figura del doge, espressione del difficile equilibrio fra le varie famiglie aristocratiche che si dividono (anche urbanisticamente) la città e che talora si appoggiano - anche per lunghi periodi - ai governi stranieri con i quali intrattengono rapporti finanziari. Nel 1528 l'alleanza tra l'ammiraglio Andrea Doria e l'impero spagnolo di Carlo V apre il cosiddetto Secolo d'Oro di Genova, caratterizzato dallo straordinario slancio dei genovesi verso gli investimenti finanziari in tutta Europa e dalla costruzione, in città, di splendide ville e palazzi nobiliari. Il ritorno sotto l'influenza francese, a seguito della presa di Genova da parte di Luigi XIV, nel 1684, coinvolge la Repubblica nelle lotte della corona di Francia contro l'impero austriaco. Le truppe austriache occupano Genova nel 1746. Liberatasi grazie ad una sommossa popolare, Genova mantiene il proprio governo come Repubblica aristocratica fino al 1797 e, dopo la parentesi napoleonica, verrà annessa al Regno di Sardegna. L'abitudine secolare dei genovesi all'indipendenza esprime alcune delle figure più prestigiose del Risorgimento Italiano: Mazzini, Mameli, Garibaldi. Proprio da Genova parte la spedizione dei Mille, che porterà alla costituzione del Regno d'Italia.

 

Ottocento e Novecento.

Alla rinnovata importanza portuale nel quadro dell'Italia monarchica si dovettero il grande sviluppo urbano (con il raddoppio della popolazione fra Ottocento e Novecento) e il ruolo di polo marittimo e di grande città industriale a partire dal complesso meccanico dell'Ansaldo, dove si costruiscono le prime locomotive e navi in ferro in Italia. La crescita economica impetuosa, la nuova vitalità del porto e l'industrializzazione fanno di Genova uno dei fulcri dei nuovi fermenti sociali: qui ha luogo nel 1892 il congresso dal quale nacque il Partito Socialista Italiano. Nel primo Novecento Genova è insieme la città dell'impresa meccanica, siderurgica, cantieristica ed un grande porto di merci, crocevia dell'emigrazione italiana verso le Americhe. Tuttavia, dopo la prima guerra mondiale (con il fondamentale ruolo giocato dall'Ansaldo nella produzione bellica), viene gradatamente meno la sua leadership nell'economia e nella finanza. Genova assume - all'interno del triangolo industriale che comprende anche Milano e Torino - la funzione di polo principale dell'industria pubblica, motore economico che dà ossigeno all'economia genovese dopo la depressione del '33 ma ne affida strutturalmente le sorti allo Stato. Nel secondo dopoguerra si registra, in coincidenza con la seconda fase dell'industrializzazione, la massima esplosione demografica della città (850.000 abitanti negli anni '60) ma il modello di sviluppo tradizionale (industriale - portuale) della città viene meno con il venir meno negli anni '80 della grande industria di Stato e, conseguentemente, della sua connotazione - anche sociale - di città «di fabbriche e di operai».

 

La città di oggi.

Oggi, agli inizi del terzo millennio, dopo una fase di declino economico e demografico (Genova ha attualmente circa 650.000 abitanti), si assiste ad una ripresa e ad un crescendo esponenziale dei traffici e del ruolo portuale. È ancora nel porto infatti che possiamo leggere la storia della città: tornato ad essere il più importante del Mediterraneo è luogo di attività commerciali e industriali, ma anche punto di arrivo e di passaggio per il turismo e, addirittura, nella sua parte storica ristrutturata (il Porto Antico), area turistico/culturale per eccellenza che collega lo splendido centro storico al mare. Il nuovo disegno economico-strategico della città vede una Genova città portuale, turistica e culturale, orientata ai servizi, dove sempre più si afferma anche un'economia a carattere tecnologico, legata all'elettronica e all'informatica, di carattere privato o multinazionale.

 

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